Mission Formosa

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EAN: 8032050015088Data di pubblicazione: 27/10/2014
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Il senso del gruppo, cioè il senso del jazz. Chi perde di vista questo assioma tradisce lo spirito del jazz. Ed è questo sentimento condiviso che coagula i sei musicisti di Mission Formosa, tre tra i migliori della scena jazzistica italiana, quella non imbolsita, e tre taiwanesi: questi ultimi da scoprire e ascoltare con attenzione. La tunica dello ierofante è indossata da Giuseppe Bassi che di Jazz se ne intende, non fosse altro per aver concesso le sue granulose e intense linee di basso al gotha del jazz mondiale. Bassi è il leader, quindi, ma con la sua innata moderazione, mai invasivo; tant’è che il quintetto si esprime con naturale freschezza e ogni singolo componente sembra indossare la maglia rosa. Un gruppo, insomma, che mette su un progetto con un obiettivo: ridurre in poltiglia le differenze sociali e geografiche. Compito che spetta al jazz, più di tutte le altre musiche. Il calore mediterraneo (Bassi e Gaetano Partipilo sono pugliesi, Francesco Lento è sardo) ospita la scalpitante tecnica e passione di Taiwan per gli accenti della musica afroamericana. E dopo un bel po’ di live, tutti riuscitissimi e di successo, Bassi & Co. chiudono nello scrigno d’alluminio il loro passato e il loro futuro: dodici brani che fanno capire quanto il jazz sia ancora vivo e vegeto. Un sound fermo e chiaro che si dirige verso il futuro, ben consapevole di aver alle spalle un glorioso passato. Infatti, il sestetto ordisce trame melodiche intense, sulle quali nascono architetture robuste, sinergiche. E “At 3.09 a.m, a dream” della pianista YuYing Hsu è la giusta etichetta per un prodotto che non si preoccupa dei confini, ma solo di fare bella musica; brano che reca il sigillo dell’assolo di Partipilo, che contrappone diatonismo e cromatismo e lo spolvera di slittamenti melodico-armonici, e reca il marchio anche del tenorista Shen Yu Su, capace di incastonare un crescendo vertiginoso, ottimamente strutturato in respirazione circolare, dal suono argenteo. Ma è la coralità a farla da padrone, così anche nelle luci notturne disegnate da Bassi in “My Life Express”; e questa volta è Francesco Lento in cattedra: la frase si ascolta, respira nell’intonazione cristallina e negli attacchi precisi. Il sestetto sorprende per la sua voce orchestrale, prova ne è il suono sbilenco da big band ebbra di “Mostro’s Kiss”, che prende in prestito lo swing d’antan e anche alcune figure free, e la spumeggiante “Tranquil Street” firmata da Shen Yu Su. Gioca su un tappeto di velluto “After Typhoon” la cui firma da subito si intuisce essere della batterista Kuan Liang Lin, perché suoni e ritmi sono combinati magistralmente mercé un drumming in stato di chorus permanente. “I Know You Know” di Giuseppe Bassi è ariosa e cantabile, intensa con le sonorità dure del contrabbasso che si inseriscono in frasi di particolare ricchezza armonica. Le corde larghe e imponenti di Bassi aprono “The Olive Tree” monumento nazionale della musica taiwanese, arrangiato magistralmente dalla pianista compositrice YuWen Peng. Il pastorale è nelle mani di YuYing Hsu e nel suo pianismo moderno non invasivo, sempre attenta nel tramare ora nell’ordito ritmico, ora in quello armonico tra note sottili e appoggiate. Il suo personale gusto classico per le variazioni armoniche e un brioso uso della mano destra rimarca “P.S.C. 49” di Shen Yu Su. Il legame con il passato viene fuori nella morbida ballad “A Song For You, In April” di YuYing Hsu, così anche nel blues minore “Zhong Kui blues” (di Bassi) con i sassofoni a rimpallarsi le note con un’abilità oramai quasi dimenticata; e anche in “Swingin’At The Heaven” di Ellis Marsalis, unico standard del disco, dove sembra far capolino il sorridente fantasma di Bix Beiderbecke attraverso l’ottone di Lento. Il cerchio si chiude con la gentile carezza di “ A Song For My Mother” di YuYing Hsu. Mission Formosa sa coniugare, con rara schiettezza, i tempi del passato e del futuro del jazz. Alceste Ayroldi
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